|lasciando al mondo il calco del mio pigro intesino|
hai una birra?
no, non ho una birra.
...
...
...
hai detto che non hai una birra?
si, ho detto che non ce l'ho.
...
...
...
hai tre euro?
per cosa?
per comprare una birra.
no.
...
...
...
mi fumo l'ultima sigaretta e vado.
ok.
...
...
...
hai una sigaretta?
mi hai visto fumare?
no.
...
...
...
allora vado?
ok ciao.
ciao.
aziz si alza dalla sedia e va alla porta , io rimango seduto in poltrona e lo saluto con un cenno del capo. certa gente rompe proprio in cazzo. aziz chiude la porta dietro di se. mi alzo e vado a prendere un birra dal frigo, mi è venuta sete, mi risiedo in poltrona accendo la tv ma non c'è un cazzo. la birra in compenso fa più del suo dovere. l'intestino inizia a pungere. andrò a cacare.
cacare è unoperazione importante. richiede tempo e silenzio. per questo sono seduto da un quarto dora sul cesso e continuo a sfogliare un numero monotematico di casabella del novantadue |stati uniti: un paese diverso| e penso che i disegni di peter eisenman se li capisce solo lui.
forse arriva uno stronzo. no.
accendo una sigaretta e mi guardo un po' in giro. questo cesso avrebbe bisogno di una sistemata. lintonaco è scrostato. molte mattonelle sono spezzate agli angoli. anche lo specchio sopra il lavandino è in parte opaco. quando mi faccio la barba vedo solo metà della faccia. per fortuna non la faccio spesso. rischio di sgozzarmi a sorpesa.
forse arriva uno stronzo.
no.
per me questo cesso ha una forza rude. potrebbe essere uninstallazione moderna. anchio ne potrei fare parte. già mi vedo al moma seduto sulla tazza mentre mi fumo una sigaretta e aspetto invano che esca uno stronzo con tanta gente che mi guarda annuedo e dice |questo è un ch-bk. guarda che forza rude| magari vicino alla donna mestruata di kiki smith.
forse arriva uno stronzo.
no.
qualcuno suona alla porta. mi alzo dalla tazza e mi metto le mutande. butto la ciccadentro e non tiro lo sciacquone. la cicca naviga solitaria.
vado alla porta, apro: è aziz.
ciao senti ho un po' di fumo buono. te lo vendo. buon prezzo per gli amici.
senti aziz
come?
...aziz
io mi chiamo mohammed
...come?
mohammed
...senti comecazzotichiami per ora ho da fare. ripassa domani e non mi protare la merda dellaltra volta.
ma ti do un pezzo da cinquanta a trenta.
...aziz
mohammed
...merda fammi cacare in pace!
chiudo la porta e torno al cesso. certa gente rompe proprio il cazzo. la cicca è ancora li che galleggia. ho un colpo solo per affondarla. mi siedo e aspetto. in casa regna il silenzio. il silenzio è una gran bella cosa. non siamo più abituati al silenzio.certa gente impazzisce per troppo silenzio. io no. me lo godo anche seduto sul cesso. ma per evitare la pazzia butto una scorreggia lunga come la sesta di tchaikovsky.
forse arriva uno stonzo.
no.
|la notte non è buia abbastanza|
lo scirocco entra dal finestrino dell'auto. lo tengo abbassato perchè fumo. fumo per tenere i finestrini dellauto abbassati. così entra lo scirocco. come stanotte.cè così tanta sabbia in aria che non si vede il cielo e tutta lincredibile potenza luminosa di palermo fatta di lanterne in stile, globi opalini, pali a più punti luce, lampade ai vapori di sodio ad alta pressione e poi ancora i punti luce terrani per illuminare i platani malati di via libertà e poi ancora tutta l'illuminazione inutile dei palazzi e hotels di via libertà, via roma, intorno al teatro massimo e in via cavour, tutta questa cazzo di fantastica luce sparata verso la sabbia fa sembrare palermo un meteorite che precipitando brucia al contatto con latmosfera terrestre. troppa luce e troppa polizia in giro. è una brutta notte. anche una luna piena e arancione fa capolino sopra la chiesa di s.antonio. forse tornare a casa non è una brutta idea ma le smanie mi prenderebbero dopo due secondi netti. vado alla taverna azzurra. bevendo qualcosa forse passerà la voglia di stare fuori.
alla taverna azzurra cè judith. judith è sempre alla taverna azzurra. almeno finchè non chiude. poi va in via roma a battere perchè le sono finiti i soldi. judith è unalcolista seria. per essere alcolisti seri ci vuole costanza. lei ce lha. mi guarda e mi sorride. realmente non so se mi riconosce. ogni tanto le offro da bere e scambiamo due chiacchere. ma ogni volta il suo sguardo è quello di chi vede una persona nuova. almeno credo. in realtà ha sempre lo stesso sguardo. si avvicina e mi mostra il dorso della mano. è graffiato. è stata la gatta |sporca puttana| mi dice ridendo. |ma io cucino lei in tegame| mi dice ridendo. |faccio gulash!| mi dice ridendo. |mi sa che ti ci vorrebbe propio qualcosa da mangiare| le dico. e non rido affatto. prendo due bottiglie di vino. il vino mi serve da esca. le dico di andarcele a bere in un altro posto. la gatta, sporca puttana, la mangiamo un altro giorno.
a casa di judith cè tanfo di chiuso vomito e piscio. spalanco la finestra e si vede ancora la luna. è più alta e meno arancione. almeno lei sembra meno malata. sul divano una piazza è occupata dalla sua coinquilina. è completamente andata. ha le gambe aperte la testa buttata allindietro unocchio spalancato e uno chiuso. russa come un muratore di bergamo. judith le dice qualcosa in fiammingo. almeno credo. non capisco un cazzo ma lei deve essere di quelle parti. il muratore non reagisce. io e judith ci sediamo nella piazza rimanente. è lunico posto dove ci si può sedere. non ci sono sedie. iniziamo a bere dalla bottiglia e mi racconta dei suoi anni passati a roma del suo fidanzato che lha lasciata e di palermo che le piace la gente |ma quelli gentili|. come me.
judith mi supera in altezza di tutta la testa. il mio naso è sul suo collo che profuma intensamente di inebriante sudore femmineo. ha trentanni ma ne dimostra quaranta. i capelli biondi e corti e una miriade di rughe agli angoli degli occhi e della bocca. io e judith non abbiamo molto da dirci così le offro di mettere la bocca su qualcosa che non sia il collo della bottiglia. non sento molto e il dondolare della sua testa più il russare ritmico della coinquilina mi conciliano pensieri dineguatezza e di morte. è meglio berci su qualcosa. dovrei anche concentrarmi per venire. così metto una mano sulle tette della donna al mio fianco e una sulla testa di judith e spingo forte. dopo un minuto un urlo strozzato si perde nell'aria e il mio seme è finito sulla faccia della bella addormentata. judith ride, io ansimo, la bella addormentata dorme e anche per oggi il principe azzurro non è passato.
torno fuori. alla strada. uomini iniziano a lavorare. iniziano a circolare gli autobus alla fermata della stazione centrale. si vedono lambrette allo scaro e macchine che entrano al mercato ittico e la notte non è mai buia abbastanza.
|un simpatico siparietto|
sono presso le libreria feltrinelli, la mia libreria preferita a palermo. la mondadori che hanno aperto in via roma sembra un supermaket rionale. virginia woolf la trovi al banco surgelati fra i pisellini primavera e l'insalata greca cellofanata. di contro cé da dire alla mondadori puoi trovare quasi tutti il libri della collana piccola biblioteca oscar mondadori |strano a dirsi ma é così| mentra alla feltrinelli non hanno questa disponibilità. eppoi le edizioni economiche feltrinelli fanno schifo. copertine in cartoncino scadente, pessima stampa, la carta ingiallisce dopo tre giorni. alla mondadori sono stati più furbi. la carta é gialla appena uscita dalla cartiera. così non si delude il lettore.
ma rischio di tediarvi.
sono alla cassa ormai pronto per pagare. in questi giorni cé lo sconto sulle edizioni economiche mondadori. il quindicipercento se ne prendi uno. il trentapercento se ne prendi tre. così prendo i pilastri della terra di ken follet |regalo per la mia collega. se devi regalare un libro questo é il libro giusto| e poi per me le vergini suicide di jeffrey eugenides e tropico del cancro di henry miller. in testa ho la suites inglese di bach suonata da glenn gould e una canna fatta dopo pranzo.
ma rischio di tediarvi.
ho appena preso dal portafogli la carta bancomat quandecco si avvicina un uomo. sulla quarantina, pochi capelli, esile, camicia bianca dentro i pantaloni neri che hanno visto tempi migliori. sulla faccia un sorriso a bocca aperta che lascia confusi |che cazzo avrà da ridere?| e chiede alla cassiera, muovendo appena le labbra e lasciano i denti in mostra, in un tono biascicato e sibilante, le pregiere dell'apostolo nonmiricordo nelledizione nonmiricordo. la cassiera, donna ancora piacente ma mestruata risponde in tono acido e perentorio: non trattiamo questa casa editrice. luomo va per uscire sconfitto.
|deve pvovave dalle sante paoline| sento dire dietro da qualcuno sprovvisto di erre. mi volto e vedo un uomo grasso e sudato |ma non puzza| con un mento di riserva che esce fuori come la ruota di scorta del vespone e due occhi lascivi che anche a me ogni tanto piace prenderlo in culo, ma il suo é un vizio. luomo in camicia bianca biascica qualcosa dincomprensibile e va via definitivamente.
|gli saranno venute le crisi mistiche| continua la cassiera mestruata
|si savà pentito di tutti i batacchi che ha pveso| rincara il grassone ridendo
|...allora abbiamo ancora speranza| controbatto e con fare benedicente ritiro il bancomat, faccio loccholino al grassone perplesso ed esco.
adoro feltrinelli.
adesso non mi rimane che andare ad infilare tutti e quattro i semafori di via dante in ununica soluzione. di notte é semplice, ma provateci alle cinque del pomeriggio.
|vorreisvegliarmiatrentanniesaperechenesaràdinoi?|
passo da porta nuova e affronto il centro storico. i giganteschi mori dalle braccia mozzate mi guardano severamente. ultimo monito. |per me si va tra la perduta gente|, mi viene in mente. porta nuova fu elevata in onore di carlo V per la vittoria sui turchi. carlo V adesso è un pub fin troppo fine a piazza bologni. prima era una bettola da due soldi e mi piaceva. cerano le uova sode e mi piaceva. la gente giocava al tocco e mi piaceva e nella sala giù in fondo potevi trovare gli ultimi stadi dellubriachezza molesta. dio quanto mi piaceva. adesso allingresso vedo gruppi di ragazzini troppo stupidi per essere vivi. ragazzini già morti. futuri operatori di callcenter.
metto su i pixies e mi faccio un giro dal foro italico.il 2 luglio del 1845 qui accesero 44 fanali. a quei tempi si chiamava foro borbonico e quello era il primo tentativo dilluminazione pubblica a palermo. tuttora a palermo ci sono posti così bui che non riusciresti a trovarti il buco del culo. giro da via roma. l'immagine e sempre la stessa. sotto la luce dei lampioni orde di ragazzini che girano da un posto allaltro. sembrano felici. |vorreisvegliarmiatrentanniesaperechenesaràdinoi?| siete già morti, futuri operatori di callcenter.
decido di prendere qualcosa. e me ne scendo alla taverna azzurra. la taverna azzurra è un posto così fetido che i peli del naso ti si curvano allinsù e quello che ti arriva al cervello potrebbe causarti un ictus. la taverna azzura ha il nome di un posto immaginato da stefano benni ma la frequenta solo gente uscita da una scorreggia di bukowski. bevo vino dolce. nessuna marca. nessun retrogusto tannico. forse metanolico. poi compro un po' di fumo.si deve pur passare il tempo in qualche modo a casa no?
saluto qualche vecchio amico. per lo più studenti universitari a vita come me. gente arrivata al nonsisaquale anno fuori corso. gente che se un cane antidroga si avvicina ci rischia le narici per sempre. cè lo scoppiato che mi chiede una cartina. ci sono i cani randagi. e un vecchio ubriaco buttato a terra fra foglie marce dinsalata. puzza da morire. decido dandarmene da questo posto infelice. vado a farmi un bombolone a casa e ci bevo su qualcosa di decente.
per strada ancora orde di ragazzini gaudenti. non lo sanno ma sono già morti. futuri operatori di call center.
vuoi ancora sapere che ne sarà di te?
|fatima - adozioni a distanza|
le donne sono tutte uguali. è una banale verità. anche gli uomini lo sono. è una sconcertante verità. siamo banali e non cinteressa quello che è aldilà della distanza che intercorre dalle pupille dei nostri acchi fino alla punta del nostro naso. forse è un bene.
una volta un uomo saggio mi ha detto: |ogni giorno, ogni uomo, racconta la sua storia|
molte storie sono simili. cambiano i nomi di contorno ma alla fine trovi sempre abbandoni - noia - solitudini - incomprensioni - storie d'amore andate a male. insomma due palle.
qualè la storia di stanotte?
giro come una trottola assassina per palermo. il giro è sempre lo stesso: via roma, via cavour, il foro italico, via lincol e di nuovo via roma. il più classico dei tour de pulle |il giro delle puttane|. nigeriane, slave, qualche italiana. comunque poche. sono finiti i bei tempi doro quando tutto il foro italico era pieno di passeggiatrici di colore e di macchine accostate e clacson che suonavano e giovani che urlavano e la polizia assente. il foro italico alle tre del mattino sembrava via libertà a mezzogiorno. tutta palermo andava a puttane. in tutti i sensi.
stanotte ho bisogno di serenità, una casa tranquilla, una compagnia gradevole, per questo ho deciso dandare con fatima. fatima è una puttana proveniente dal marocco, è qui a palermo con la cugina, un molossoide dal rossetto troppo acceso, e la trovi tutte le notti a p.zza borsa. quando mi accosto fatima fa un gran sorriso con la sua grande bocca e mi dice: |ciao amore...'ndiamo?|. io sorrido e le faccio cenno con la testa: 'ndiamo.
fatima racconta la sua storia. era sposata con un palermitano. un muratore. un uomo burbero ma buono, dice. poi luomo è morto è lha lasciata con tre figli, due femmine e un maschio che adesso sono in marocco. non le chiedo se si prostiuiva anche prima che luomo morisse, se luomo in realtà sia stato anche il suo protettore, se i figli sono davvero tutti delluomo o di chissacchì. la lascio parlare. penso che le manchi una figura maschile, un marito. io in questo momento sono suo marito. anche quando scopiamo me lo dice: |ti vogghio bene come nu marito|.
fatima la pago bene. le faccio sempre qualche regalo in soldi. so che con i soldi ci campa la famiglia in marocco, oltre i figli anche la madre malata. e quando a fine scopata lei telefona al suo figlio più piccolo per la buonanotte io quasi mi commuovo, e penso che questo sistema di adozione a distanza in fondo funziona. io mi scopo tua madre e tu campi agiato, ricevi istruzione, stai nel tuo paese. quasi quasi me la scopo ancora.
|epicuridea|
qui fanno domande serie. tale Alixel nel suo ultimo post parla di felicità. dopo un mio commento alquanto arguto:
|benessere: alcool. erba. una donna accanto. buona musica. una bella cacata.|
tale Alixel mi ritorna come qualcosa che non ho digerito:
|IL BENESSERE è IMMEDIATO...ma l'orgasmo dura solo qualche istante. Anche l'effetto dell'alcool, o dell'erba. IO STAVO PARLANDO DI FELICITà...Ora interrompi per un attimo te stesso ( e il cinismo, se c'è), fermati. Rifletti. CHE COS'è PER TE LA FELICITà?|
per una forma di deformazione professionale che mi porta a dare una risposta a tutte le domande, risponderò anche a questa.
Alixel,
non sottovaluterei il piacere momentaneo. sia esso dovuto allalcool. alle droghe. al piacere di una donna o uomo o trans che stia accanto. alla buona musica o a una gran bella cacata liberatoria. poichè la vita è fatta di tanti momenti diversi fra loro. momenti che possono avere bellezza e portare felicità. visto che è proprio della felicità essere momentanea e transitoria. luomo non può essere felice sempre. se sei fortunato ma soprattutto equilibrato quello che puoi raggiungere è la serenità d'animo.
la conoscenza di ciò che è importante per noi, la conoscenza dei nostri desideri e la loro cernita, è alla base della ricerca della felicità.
cito da Epicuro:
|Una ferma conoscenza dei desideri fa ricondurre ogni scelta o rifiuto al benessere del corpo e alla perfetta serenità d'animo, perchè questo è il compito della vita felice, a questo noi indirizziamo ogni nostra azione, al fine di allontanarci dalla sofferenza e dall'ansia.|
girovagando fra i blog trovo questa frase: quando si confondono i sogni con i desideri nascono le illusioni. |http://ghignagatto.splinder.it|
queste parole ci dicono di come sia importante non confondere ciò che non è realizzabile |il sogno| con quello che possiamo realizzare |il desiderio| pena la visione distorta e oppiacea |lillusione| delle cose che ci circondano. quindi la conoscenza alla base della ricerca della serenità d'animo.
riepilogando direi che alla base stanno i desideri. la conoscenza ci porta a distinguerli in buoni e cattivi, realizzabili e non realizzabili. questa facoltà di cernita ci porta la serenità d'animo. la serenità d'animo ci porta a gustare intensamente i rari momenti di felicità della nostra esistenza.
mi scuso per la poca chiarezza delle mie parole ma ho fretta e sono stanco. unaltro parere altrettanto valido lo trovate qui in basso.

chi volessere leggere |lettera sulla felicità| di Epicuro dava qui, chi non vuole faccia pure come crede meglio, più ignoranti ci sono al mondo più mi diverto.
|G|
come prendi la notizia di un tumore al cervello? bene se il cervello non è il tuo. poi guardi in faccia chi lha e ti senti uno stronzo. è vero lo sono. basta saperlo.
la conosco da poco G, a ottobre ci hanno messi nello stesso servizio al callcenter, attivazioni. un posto dove il cervello non conta, forse per questo tende al suicidio. hanno riunito ad attivazioni un po' di feccia: quelli che non lavorano, i rompicoglioni, quelli che contraddicono, quelli che cambiano sempre il proprio turno. io appartengo alle ultime tre catregorie quindi sono un peso, però nel mio lavoro sono il migliore. ma allazienda poco importa. allazienda servono le pecore.
G da subito mi ha colpito per la schiettezza e per il fatto che si prende tutte le mie mattine. santa veramente santa. la mattina non connetto. io alle sei del mattino mi vado a coricare mica mi sveglio per lavorare. non hanno capito un cazzo.
esco da lavoro alle ventiquattro, unora di straordinario per aspettare peppe. G e valeria ci aspettano in un locale in via albanese, non ricordo il nome, inseme a loro cè un amico di G, faccia simpatica, mi dice che monta condizionatori, gli dico di fare un salto in azienda che in inverno ci sono i tropici e in estate sembra lalaska. beviamo e la prima passata la offre valeria. la facevo lesbica e invece si fionda su peppe. si vede che vuole scopare stasera. a peppe invece guradandola è passata la voglia, qualora ne avesse mai avuta. G mi dice che la prossima settimana farà la risonanza magnetica per capire se il tumore è maligno. comunque andrà a milano per farsi curare o operare. intanto le guardo le tette , enormi, e penso che me la scoperei.
la seconda passata la offro io. ordiniamo vino rosso. parliamo. la serata è gradevole. propongo il kebap. tutti daccordo e usciamo. non ho pagato, tanto è un locale del cazzo e non ci tornerò più. chiamala bevuta proletaria.
col kebap prendiamo altro vino. baldovino un nero davola dop, una merda ma lo bevo comunque. poi G mi propone una canna a casa sua, mi dice che stanotte cè il gran premio, a me del gran premio non me ne fotte un cazzo. me ne fotte della canna e delle sue tette e penso che stasera si scopa e mi viene il cazzo duro. intanto devo lasciare peppe a casa, così mi faccio spiegare la strada.
casa di G è poco fuori il centro storico. due vani al piano terra con il cesso che ci si entra dalla stanza da letto che serve anche da stanza da pranzo e da quello che cazzo vuoi tu. quando citofono mi viene ad aprire, la trovo un po' sconvolta, poi vedo che dentro il letto cè il monta condizionatori. devo aver interrotto una pompa. poco male. mi siedo sul bordo del letto ed inizio a rullare bomboloni. il fumo è puro marocco di quartordine. una vera merda che mi prende male. quando mi risveglio cè quello che guida la ferrari che è primo. quello che guida laltra ferrari è secondo. i gran premi sono una noia mortale. G e il suo amico dormono pesantemente. me ne vado senza svegliarli. sono quasi le sei del mattino. ho ancora il cazzo duro.